L’euro si indebolisce contro la sterlina britannica: i dati sull’inflazione nel Regno Unito alimentano le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della BoE

  • EUR/GBP perde slancio e si porta intorno a 0,8390 nelle prime ore della sessione europea di mercoledì.
  • Nel Regno Unito l’inflazione CPI è salita al 3,5% su base annua a settembre, trainata dal rincaro dei carburanti.
  • I disordini in Francia alimentano i timori per il deterioramento delle prospettive dei conti pubblici del Paese.

Il cross EUR/GBP si indebolisce verso 0,8390 nelle prime ore di contrattazione europee di mercoledì. La sterlina britannica (GBP) attira alcuni acquisti dopo i dati sull’inflazione del Regno Unito superiori alle attese. Gli operatori attendono il discorso della presidente della Banca centrale europea (BCE), Christine Lagarde, in programma più tardi nella giornata di mercoledì, alla ricerca di nuovi spunti.

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I dati pubblicati mercoledì dall’Office for National Statistics (ONS) hanno mostrato che l’indice generale dei prezzi al consumo (CPI) del Regno Unito è aumentato del 3,5% su base annua a settembre, rispetto al precedente incremento del 3,1%. Il dato ha superato il consenso di mercato, che indicava una crescita del 3,4%.

Nel frattempo, il CPI di fondo, che esclude le componenti volatili di alimentari ed energia, è salito del 2,8% su base annua a settembre, rispetto al 2,6% della rilevazione precedente e al di sopra del 2,7% previsto. Su base mensile, il CPI del Regno Unito si è attestato allo 0,4% a settembre, rispetto al precedente 0,5%, superando le stime dello 0,3%.

Questo rapporto sull’inflazione britannica di settembre ha alimentato le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra (BoE), sostenendo la GBP e penalizzando il cross.

È ampiamente previsto che la BoE aumenti il costo del denaro nella prossima riunione del 5 novembre, con quello che sarebbe il primo rialzo dal 2023. Secondo Bloomberg, i mercati scontano ora altri tre aumenti dei tassi nei prossimi 12 mesi.

Le proteste in Francia accentuano i timori per il deterioramento delle prospettive dei conti pubblici del Paese, pesando sull’euro. Martedì Reuters ha riferito che il governo francese affiancherà militari alle forze di polizia e predisporrà un’imponente operazione di sicurezza in vista delle ulteriori proteste previste per sabato, dopo aver riconosciuto le carenze nella risposta alle violenze dello scorso fine settimana.

«Le preoccupazioni per la Francia non svaniranno tanto presto», ha dichiarato Tommy von Brömsen, strategist valutario di Handelsbanken. «La visione ribassista sulla Francia persisterà ancora per un po’, e il mercato deve ancora scontare un ulteriore e significativo indebolimento dell’euro», ha aggiunto Tommy.

Regno Unito: aumentano le pressioni inflazionistiche, con costi di energia e alimentari destinati a salire ancora

Gli analisti di Danske Bank giudicano gli ultimi dati sull’inflazione britannica sostanzialmente in linea con le attese, osservando che «l’inflazione si sta muovendo nel complesso come previsto e, in alcuni casi, più lentamente di quanto pensassimo», con «la dinamica dei prezzi alimentari come unico elemento positivo dei dati», dato che il CPI di alimentari e bevande analcoliche «è rimasto invariato all’1,3% su base annua». Avvertono tuttavia che «le tendenze dell’inflazione di fondo si stanno rafforzando, con tutti i nostri indicatori preferiti dell’inflazione di fondo dei servizi in aumento a settembre», evidenziando una dinamica dei prezzi più persistente al di là dei dati complessivi.

Guardando ai prossimi mesi, Danske Bank avverte che «ulteriori rincari dell’energia sono inevitabili». Con «i prezzi spot del Brent nuovamente in aumento», gli analisti si aspettano che «ulteriori rincari alla pompa si faranno sentire nel Regno Unito», mentre «le bollette di gas ed elettricità subiranno un forte aumento a gennaio», poiché le loro previsioni sul tetto ai prezzi dell’Ofgem «indicano una bolletta annua combinata per gas ed elettricità vicina a 2.100 GBP nel nuovo anno, con cali probabili soltanto nella seconda metà del 2027».

La banca ribadisce inoltre la propria opinione, espressa da tempo, secondo cui «le pressioni sui prezzi alimentari sarebbero diventate difficili da ignorare ancora a lungo». Nonostante «l’agguerrita concorrenza tra supermercati», Danske Bank sostiene che «i rincari dell’energia e gli shock legati alle condizioni meteorologiche spingeranno al rialzo i prezzi degli alimenti stagionali e trasformati nel prossimo anno circa». Nel complesso, gli analisti concludono che «i dati odierni sull’inflazione hanno confermato ciò che tutti ci aspettavamo: le pressioni sui prezzi si stanno rafforzando e l’inflazione resta su una traiettoria ascendente», aggiungendo che «nonostante il preoccupante balzo odierno del CPI, ci attendono ulteriori aumenti».

Greene segnala una frenata nella disinflazione salariale, contenendo le speranze di tagli dei tassi a sostegno della GBP

Il punteggio di Greene, pari a 7,4/10, coincide con la media storica di FXS Speechtracker, ma l’enfasi sulla frenata nella disinflazione salariale e sul maggiore rischio di effetti di secondo impatto denota un orientamento decisamente restrittivo. L’attenzione a una crescita salariale più vicina al 3,5% e a salari che restano al di sopra dei livelli compatibili con un’inflazione al 2% suggerisce che Greene ravvisi pressioni persistenti sui prezzi interni, limitando i margini per un rapido allentamento da parte della BoE e offrendo un moderato sostegno alla GBP.

Sottolineando la «sorprendente resilienza» dell’economia e osservando che il grado di sottoutilizzo nel mercato del lavoro potrebbe aver raggiunto il picco, Greene rafforza l’idea che le condizioni dal lato della domanda possano mantenere elevati i rischi inflazionistici. Questa combinazione di attività economica resiliente e dinamica salariale persistente avvalora la tesi secondo cui la BoE debba «contrastare in modo proattivo» l’inflazione, un messaggio che sarà probabilmente interpretato come favorevole a un orientamento restrittivo sui tassi britannici e, nel complesso, di sostegno alla GBP nel breve termine.

Chart Analysis EUR/GBP


Analisi tecnica: EUR/GBP mantiene un’impostazione ribassista sotto la SMA a 100 giorni

Sul grafico giornaliero, EUR/GBP mantiene un orientamento ribassista di breve termine, con il cambio spot al di sotto della linea mediana delle bande di Bollinger a 20 periodi e della media mobile a 100 giorni. Il prezzo si trova inoltre nettamente al di sotto della banda superiore di Bollinger, evidenziando una struttura orientata al ribasso, mentre l’indice di forza relativa (RSI) a 14 periodi ristagna intorno a 17, segnalando condizioni di forte ipervenduto che potrebbero rallentare, ma non ancora invertire, l’attuale discesa.

Al rialzo, la prima resistenza coincide con la linea mediana delle bande di Bollinger a 0,8485, prima di una pressione di vendita più intensa in corrispondenza della media mobile a 100 giorni, vicino a 0,8560, e della banda superiore di Bollinger a 0,8612. Al ribasso, la banda inferiore di Bollinger intorno a 0,8365 offre un supporto immediato; una rottura duratura al di sotto di questa soglia aprirebbe la strada a nuovi minimi nell’ambito della più ampia tendenza ribassista.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sull’inflazione

L’inflazione misura l’aumento dei prezzi di un paniere rappresentativo di beni e servizi. L’inflazione complessiva è solitamente espressa come variazione percentuale su base mensile e annua. L’inflazione di fondo esclude le componenti più volatili, come alimentari e carburanti, i cui prezzi possono oscillare a causa di fattori geopolitici e stagionali. L’inflazione di fondo è il dato su cui si concentrano gli economisti e a cui fanno riferimento gli obiettivi delle banche centrali, il cui mandato è mantenere l’inflazione a un livello gestibile, solitamente intorno al 2%.

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) misura la variazione dei prezzi di un paniere di beni e servizi in un determinato periodo di tempo. È solitamente espresso come variazione percentuale su base mensile e annua. Il CPI di fondo è il dato di riferimento per gli obiettivi delle banche centrali, poiché esclude le componenti volatili di alimentari e carburanti. Quando il CPI di fondo supera il 2%, solitamente comporta un aumento dei tassi di interesse; viceversa, quando scende al di sotto del 2%, tende a favorirne una riduzione. Poiché tassi di interesse più elevati sono positivi per una valuta, un’inflazione più alta si traduce solitamente in una valuta più forte. Quando l’inflazione diminuisce, accade il contrario.

Sebbene possa sembrare controintuitivo, un’inflazione elevata in un Paese spinge al rialzo il valore della sua valuta, mentre un’inflazione più bassa produce l’effetto opposto. Questo perché la banca centrale normalmente aumenta i tassi di interesse per contrastare l’inflazione più elevata, attirando maggiori afflussi di capitali internazionali da parte di investitori alla ricerca di impieghi remunerativi per il proprio denaro.

In passato, l’oro era l’attività a cui gli investitori si rivolgevano nei periodi di inflazione elevata perché conservava il proprio valore. Sebbene ancora oggi gli investitori acquistino spesso oro per le sue caratteristiche di bene rifugio nelle fasi di estrema turbolenza dei mercati, nella maggior parte dei casi questo non avviene. Il motivo è che, quando l’inflazione è elevata, le banche centrali aumentano i tassi di interesse per contrastarla. Tassi di interesse più elevati sono negativi per l’oro perché aumentano il costo opportunità di detenerlo rispetto a un’attività che genera interessi o al versamento del denaro su un conto deposito. Al contrario, un’inflazione più bassa tende a essere positiva per l’oro, poiché favorisce un calo dei tassi di interesse, rendendo il metallo prezioso un’alternativa di investimento più interessante.

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