
Ecco cosa c’è da sapere venerdì 23 ottobre:
Le principali coppie valutarie restano all’interno degli intervalli di oscillazione settimanali nella mattinata europea di venerdì, mentre gli investitori attendono i dati preliminari di ottobre sugli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) di Germania, Eurozona, Regno Unito e Stati Uniti.
La tabella seguente mostra la variazione percentuale del dollaro statunitense (USD) rispetto alle principali valute elencate nel corso di questa settimana. Il dollaro statunitense ha registrato la performance peggiore nei confronti del dollaro australiano.
| USD | EUR | GBP | JPY | CAD | AUD | NZD | CHF | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| USD | -0,23% | -0,59% | -0,58% | -0,74% | -0,90% | -0,61% | -0,44% | |
| EUR | 0,23% | -0,33% | -0,32% | -0,46% | -0,56% | -0,34% | -0,18% | |
| GBP | 0,59% | 0,33% | 0,00% | -0,13% | -0,24% | -0,02% | 0,20% | |
| JPY | 0,58% | 0,32% | 0,00% | -0,12% | -0,31% | -0,00% | 0,28% | |
| CAD | 0,74% | 0,46% | 0,13% | 0,12% | -0,18% | 0,17% | 0,34% | |
| AUD | 0,90% | 0,56% | 0,24% | 0,31% | 0,18% | 0,23% | 0,42% | |
| NZD | 0,61% | 0,34% | 0,02% | 0,00% | -0,17% | -0,23% | 0,21% | |
| CHF | 0,44% | 0,18% | -0,20% | -0,28% | -0,34% | -0,42% | -0,21% |
La mappa di calore mostra le variazioni percentuali delle principali valute l’una rispetto all’altra. La valuta base si seleziona dalla colonna di sinistra, mentre la valuta quotata si seleziona dalla riga superiore. Ad esempio, selezionando il dollaro statunitense nella colonna di sinistra e spostandosi lungo la riga orizzontale fino allo yen giapponese, la variazione percentuale visualizzata nella casella rappresenterà USD (valuta base)/JPY (valuta quotata).

L’indice del dollaro statunitense (USD) rimbalza, ma resta sotto 102,00 dopo aver registrato lievi perdite giovedì. Sebbene il clima di avversione al rischio sui mercati abbia aiutato l’USD a limitare le perdite, il forte calo dei rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi ha pesato sulla valuta. Giovedì il rendimento del Treasury decennale di riferimento ha perso oltre il 3%, scendendo sotto il 5% per la prima volta in un mese. Nelle prime ore di venerdì, il rendimento decennale rimbalza, ma resta leggermente al di sotto del 5%. Nel frattempo, i futures sugli indici azionari statunitensi registrano un andamento contrastato, dopo che giovedì il Nasdaq Composite ha perso quasi il 3% e l’S&P 500 è sceso di oltre l’1%.
Gli analisti di ING sostengono che i recenti movimenti dei mercati indichino un «lieve cambiamento di regime»: «prezzi dell’energia più elevati non significano più tassi più alti per sempre; il tratto a lungo termine della curva sta invece iniziando a esprimere qualche timore in più sulla crescita». In questo contesto, ritengono che «questo scenario probabilmente favorisca una sovraperformance un po’ più marcata delle valute difensive rispetto alle valute legate alle materie prime». ING avverte tuttavia che «finché il solidissimo tratto a breve termine della curva dei rendimenti statunitense non inizierà a cedere, sarà difficile sostenere che il dollaro debba scendere in modo generalizzato». Ciò continua a sostenere la valuta statunitense, anche se le preoccupazioni per la crescita diventano più evidenti sulle scadenze più lunghe della curva.
Venerdì l’Office for National Statistics del Regno Unito ha comunicato che le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,4% su base mensile a settembre. Il dato segue la crescita dello 0,7% registrata ad agosto ed è risultato peggiore delle attese del mercato, che prevedevano un calo dello 0,1%. GBP/USD ha sostanzialmente ignorato il dato e, all’ultima rilevazione, si muoveva lateralmente, appena sotto 1,3400.
I dati pubblicati in Giappone nelle prime ore della giornata hanno mostrato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato del 2,1% su base annua a settembre, dopo l’incremento dell’1,9% registrato ad agosto. Inoltre, il PMI manifatturiero di Jibun Bank è sceso a 53,3 a ottobre da 54,1 a settembre, mentre nello stesso periodo il PMI dei servizi è migliorato da 51,3 a 52. Dopo aver perso oltre lo 0,8% giovedì, USD/JPY rimbalza e si attesta intorno a 157,00, guadagnando circa lo 0,2% nella giornata.
In Australia, il PMI composito di S&P Global è sceso a 47,7 nella stima preliminare di ottobre, rispetto a 51,3 a settembre, segnalando una contrazione dell’attività del settore privato. AUD/USD rimane relativamente stabile nonostante i dati deludenti e oscilla sopra 0,7020.
EUR/USD ha chiuso in territorio negativo giovedì, ma è riuscito a stabilizzarsi sopra 1,1200 nelle prime ore di venerdì.
L’oro ha continuato a scendere durante la sessione asiatica, dopo aver perso circa il 2,8% giovedì, e ha toccato il livello più basso degli ultimi tre mesi sotto i 4.000 dollari. Nella mattinata europea di venerdì, l’oro si mantiene leggermente al di sopra di questo livello, ma fatica a trovare slancio per un recupero.
Gli analisti di ING sottolineano che i prezzi dell’oro «non hanno beneficiato dell’ondata di vendite di ieri sull’azionario e del forte calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi, con il rendimento decennale tornato sotto il 5%». Anziché ricevere sostegno dal suo ruolo di bene rifugio, osservano, «le quotazioni dell’oro sono finite sotto pressione». Secondo ING, il mercato appare «più concentrato sull’aumento dei prezzi del petrolio e sulle possibili implicazioni per l’inflazione — e, in ultima analisi, per la politica delle banche centrali». Ciò suggerisce che, al momento, il mutare delle aspettative sulla risposta di politica monetaria alle pressioni sui prezzi alimentate dall’energia stia esercitando sull’oro un’influenza maggiore rispetto ai movimenti dell’azionario o dei rendimenti statunitensi.
Nel gergo finanziario, i due termini molto diffusi «risk-on» e «risk-off» si riferiscono al livello di rischio che gli investitori sono disposti a tollerare nel periodo considerato. In un mercato «risk-on», gli investitori sono ottimisti sul futuro e più propensi ad acquistare attività rischiose. In un mercato «risk-off», gli investitori iniziano a «giocare sul sicuro» perché sono preoccupati per il futuro e acquistano quindi attività meno rischiose, che offrono maggiori certezze di rendimento, anche se relativamente modesto.
In genere, durante le fasi «risk-on» i mercati azionari salgono e anche la maggior parte delle materie prime, ad eccezione dell’oro, acquista valore, beneficiando di prospettive di crescita favorevoli. Le valute dei Paesi che sono grandi esportatori di materie prime si rafforzano grazie all’aumento della domanda e le criptovalute salgono. In un mercato «risk-off», le obbligazioni salgono, soprattutto i principali titoli di Stato, l’oro brilla e le valute rifugio, come lo yen giapponese, il franco svizzero e il dollaro statunitense, ne beneficiano.
Il dollaro australiano (AUD), il dollaro canadese (CAD), il dollaro neozelandese (NZD) e valute minori del mercato dei cambi come il rublo (RUB) e il rand sudafricano (ZAR) tendono tutti ad apprezzarsi nei mercati «risk-on». Questo perché la crescita delle rispettive economie dipende fortemente dalle esportazioni di materie prime, i cui prezzi tendono a salire nelle fasi di propensione al rischio. Gli investitori prevedono infatti una maggiore domanda futura di materie prime grazie all’intensificarsi dell’attività economica.
Le principali valute che tendono ad apprezzarsi nelle fasi «risk-off» sono il dollaro statunitense (USD), lo yen giapponese (JPY) e il franco svizzero (CHF). Il dollaro statunitense beneficia del suo ruolo di valuta di riserva mondiale e del fatto che, nei periodi di crisi, gli investitori acquistano titoli di Stato statunitensi, considerati sicuri perché è improbabile che la maggiore economia mondiale risulti insolvente. Lo yen beneficia dell’aumento della domanda di titoli di Stato giapponesi, detenuti in larga parte da investitori nazionali che difficilmente li venderanno in massa, anche durante una crisi. Il franco svizzero si rafforza perché le rigorose leggi bancarie svizzere offrono agli investitori una maggiore protezione del capitale.