
Venerdì Ethereum (ETH) è sceso sotto i 2.400 dollari, mentre l’avversione al rischio continua a dominare i mercati statunitensi.
Gli ETF spot su ETH negli Stati Uniti si avviano a registrare la quarta settimana consecutiva di deflussi netti, dopo che giovedì sono usciti dai fondi altri 110,5 milioni di dollari. Questi prodotti hanno registrato afflussi soltanto in due delle ultime 18 sedute, per un totale inferiore a 40 milioni di dollari.


Una dinamica analoga emerge sulle piattaforme di negoziazione statunitensi specializzate in criptovalute. Il Coinbase Premium Index, che misura la differenza di prezzo di un’attività negoziata su Coinbase Pro e su Binance, è tornato a scendere dopo un breve rialzo all’inizio della settimana.
L’indicatore si attesta a -0,137, il livello più basso da giugno, quando ETH ha segnato un minimo ciclico vicino a 1.500 dollari. Valori persistentemente negativi indicano che ETH costa meno su Coinbase rispetto a Binance, segnalando una domanda relativamente più debole o vendite attive sui mercati statunitensi, secondo la società di analisi on-chain CryptoQuant.

Data l’importanza dei mercati statunitensi, la pressione di vendita potrebbe gravare sui mercati spot di ETH nel loro complesso. Le riserve di Ethereum sugli exchange, che misurano la quantità totale di ETH detenuta nei portafogli degli exchange, sono tornate a salire lievemente venerdì, dopo una modesta flessione il 22 ottobre.
Le riserve sugli exchange erano aumentate di 402.000 ETH tra il 25 settembre e il 20 ottobre. Sono diminuite di 170.000 ETH negli ultimi due giorni, ma stanno tornando a salire.

Il prezzo realizzato (Realized Price), ossia il costo medio di acquisto on-chain, a 2.311 dollari resta un livello di supporto chiave da monitorare, mentre prevale la pressione di vendita.
Secondo Coinglass, nelle ultime 24 ore Ethereum ha registrato liquidazioni per 60,5 milioni di dollari, di cui 50,1 milioni relativi a posizioni lunghe.
Sul grafico giornaliero, ETH mantiene un orientamento correttivo ribassista, posizionandosi al di sotto delle medie mobili esponenziali (EMA) a 20 e 50 giorni, concentrate vicino a 2.470 dollari. L’altcoin resta tuttavia appena sopra la EMA a 100 giorni, intorno a 2.357 dollari, e il vicino supporto orizzontale a 2.355 dollari. Ciò suggerisce che i venditori stiano mettendo alla prova, senza averla ancora infranta, la più ampia base di medio termine. L’indice di forza relativa (RSI) a 14 giorni vicino a 38 e l’oscillatore stocastico prossimo alla zona di ipervenduto segnalano persistenti pressioni ribassiste, ma anche la possibilità di ricoperture delle posizioni corte qualora il supporto reggesse.
Al rialzo, la resistenza immediata si colloca in corrispondenza delle EMA a 20 e 50 giorni, seguite da una precedente resistenza orizzontale a 2.548 dollari e da un ulteriore ostacolo vicino a 2.637 dollari. Al di sopra di questi livelli, una resistenza più forte si trova a 2.782 dollari, prima di 3.075 e 3.253 dollari.
Al ribasso, il primo supporto è rappresentato dalla EMA a 100 giorni a 2.357 dollari e dall’adiacente livello orizzontale a 2.355 dollari. Una chiusura giornaliera sotto questa zona esporrebbe i successivi supporti a 2.205 dollari, poi a 1.972 e 1.828 dollari, dove ci si attenderebbe un ritorno più deciso degli acquirenti.
(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)