Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dichiara: «Non attaccheremo l’Iran oggi»

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso un’immediata azione militare contro l’Iran, dichiarando che «oggi non ci sarà alcun attacco», ha riferito domenica l’agenzia di stampa Aljazeera.

In precedenza, Trump aveva suggerito che Washington potrebbe dover «portare a termine il lavoro» oppure raggiungere un accordo con Teheran, mentre continuano a crescere le minacce dell’Iran e degli Houthi contro gli americani in Medio Oriente.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che gli Stati Uniti sono finiti in un «pantano» a causa di errori di valutazione commessi nell’avviare la guerra e che Washington deve ora «adottare le misure necessarie per uscirne».

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Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che Teheran non ha chiuso la porta alla diplomazia e che vengono trasmessi messaggi agli Stati Uniti attraverso intermediari. I negoziati sulla guerra sembrano essere in stallo da settimane.

Domande frequenti sul petrolio WTI

Il petrolio WTI è una tipologia di petrolio greggio venduta sui mercati internazionali. WTI è l’acronimo di West Texas Intermediate, una delle tre principali tipologie di greggio, insieme al Brent e al Dubai. Il WTI viene anche definito «leggero» e «dolce» per la sua densità relativamente bassa e il ridotto contenuto di zolfo, rispettivamente. È considerato un petrolio di alta qualità, facile da raffinare. Viene estratto negli Stati Uniti e distribuito attraverso il polo di Cushing, considerato «il crocevia mondiale degli oleodotti». È un riferimento per il mercato petrolifero e il suo prezzo viene frequentemente citato dai media.

Come per tutte le attività finanziarie, domanda e offerta sono i principali fattori che determinano il prezzo del petrolio WTI. La crescita economica globale può quindi favorire un aumento della domanda, mentre una crescita globale debole può avere l’effetto opposto. L’instabilità politica, le guerre e le sanzioni possono compromettere l’offerta e incidere sui prezzi. Le decisioni dell’OPEC, un gruppo di importanti Paesi produttori di petrolio, sono un altro fattore chiave per l’andamento dei prezzi. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio viene scambiato prevalentemente in dollari USA: un dollaro più debole può quindi rendere il petrolio più conveniente e viceversa.

I rapporti settimanali sulle scorte petrolifere pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Agency (EIA) incidono sul prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le oscillazioni della domanda e dell’offerta. Se i dati mostrano un calo delle scorte, ciò può indicare un aumento della domanda, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Scorte più elevate possono riflettere un aumento dell’offerta, spingendo al ribasso i prezzi. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì e quello dell’EIA il giorno successivo. I risultati sono solitamente simili, con uno scarto non superiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, poiché si tratta di un’agenzia governativa.

L’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono collettivamente le quote di produzione dei Paesi membri durante riunioni che si tengono due volte l’anno. Le loro decisioni incidono spesso sui prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può limitare l’offerta, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Quando invece aumenta la produzione, l’effetto è opposto. Con OPEC+ si indica un gruppo allargato che comprende altri dieci Paesi non appartenenti all’OPEC, il più importante dei quali è la Russia.