Il WTI scende verso quota 101,00 mentre Trump esclude attacchi imminenti contro l’Iran

  • Il WTI è sceso dopo che il presidente degli Stati Uniti Trump ha escluso attacchi militari immediati contro l’Iran.
  • Gli attacchi degli Houthi contro obiettivi sauditi e una possibile rappresaglia iraniana dopo le elezioni mantengono elevati i rischi geopolitici.
  • Trump ha adottato misure onerose, tra cui l’allentamento delle sanzioni sui carburanti russi, per contrastare gli elevati prezzi del gasolio.

Il prezzo del petrolio West Texas Intermediate (WTI) scende dopo aver guadagnato oltre il 4% nella seduta precedente e si attesta intorno a 101,10 dollari durante la sessione asiatica di lunedì. Le quotazioni del greggio sono diminuite dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha escluso un’azione militare immediata contro l’Iran, dichiarando che «oggi non ci sarà alcun attacco», secondo quanto riportato da Al Jazeera. La dichiarazione ha fatto seguito a precedenti commenti in cui Trump aveva suggerito che Washington potesse dover «finire il lavoro» oppure raggiungere un accordo con Teheran, in un contesto di crescenti minacce iraniane e degli Houthi contro gli interessi americani nella regione.

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Permangono tuttavia i timori che gli attacchi contro l’Iran possano riprendere dopo le elezioni israeliane di questa settimana e quelle di metà mandato negli Stati Uniti della prossima settimana, mentre, secondo quanto riferito, l’Iran sarebbe pronto a reagire colpendo Israele e gli Emirati Arabi Uniti.

Ad alimentare le tensioni regionali, domenica gli Houthi dello Yemen hanno dichiarato che continueranno a colpire l’aeroporto Re Khalid di Riad, in Arabia Saudita, secondo quanto riportato da Reuters. L’annuncio è arrivato poche ore dopo che le autorità saudite avevano comunicato la ripresa dei voli nello scalo, nonostante i ripetuti attacchi del gruppo.

Il conflitto nell’area è proseguito nel fine settimana: sabato gli Houthi hanno rivendicato attacchi contro l’aeroporto saudita e impianti petroliferi, mentre domenica l’Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato altri missili e droni. Il principale esportatore di petrolio ha ripristinato parzialmente le operazioni nel suo aeroporto principale domenica, dopo i danni causati dai precedenti attacchi degli Houthi, mentre il gruppo militante ha ribadito l’intenzione di proseguire l’offensiva.

Nel frattempo, con le elezioni di metà mandato di novembre ormai vicine, il presidente Donald Trump sta mettendo in campo una serie di misure onerose e politicamente delicate per contrastare i prezzi persistentemente elevati del gasolio. Per ridurre i costi, la sua amministrazione ha offerto miliardi di dollari agli agricoltori, allentato le norme per gli autotrasportatori e le sanzioni sui carburanti russi, ed esercitato pressioni sugli alleati europei affinché attingano alle riserve petrolifere di emergenza.

Le prospettive del petrolio restano orientate al rialzo, con i rischi elettorali che mantengono il premio per una possibile escalation

Secondo TD Securities, i prezzi del greggio dovrebbero continuare a trovare sostegno nelle prossime settimane. La banca sottolinea: «Ci aspettiamo che il greggio mantenga un orientamento rialzista nel breve termine, poiché il rischio di escalation in vista delle elezioni israeliane e di quelle di metà mandato negli Stati Uniti rimane elevato». A suo avviso, questo persistente premio per il rischio geopolitico continua a sostenere una visione favorevole sul petrolio, nonostante le più ampie incertezze del mercato.

Domande frequenti sul petrolio WTI

Il petrolio WTI è un tipo di petrolio greggio scambiato sui mercati internazionali. WTI è l’acronimo di West Texas Intermediate, una delle tre principali tipologie di greggio, insieme al Brent e al Dubai Crude. Il WTI è anche definito «leggero» e «dolce», rispettivamente per la densità e il contenuto di zolfo relativamente bassi. È considerato un petrolio di alta qualità, facilmente raffinabile. Viene estratto negli Stati Uniti e distribuito attraverso il polo di Cushing, considerato il «crocevia mondiale degli oleodotti». È un riferimento per il mercato petrolifero e il suo prezzo viene citato frequentemente dai media.

Come per tutte le attività finanziarie, domanda e offerta sono i principali fattori che determinano il prezzo del petrolio WTI. La crescita globale può quindi favorire un aumento della domanda, mentre una crescita globale debole può avere l’effetto opposto. Instabilità politica, guerre e sanzioni possono compromettere l’offerta e incidere sui prezzi. Un altro fattore determinante è rappresentato dalle decisioni dell’OPEC, un gruppo di importanti Paesi produttori di petrolio. Il valore del dollaro statunitense influenza il prezzo del greggio WTI, poiché il petrolio è scambiato prevalentemente in dollari: un dollaro più debole può quindi rendere il petrolio più conveniente, e viceversa.

I rapporti settimanali sulle scorte petrolifere pubblicati dall’American Petroleum Institute (API) e dall’Energy Information Agency (EIA) incidono sul prezzo del petrolio WTI. Le variazioni delle scorte riflettono le oscillazioni della domanda e dell’offerta. Se i dati mostrano un calo delle scorte, ciò può indicare un aumento della domanda, spingendo al rialzo il prezzo del petrolio. Scorte più elevate possono riflettere un aumento dell’offerta, esercitando pressioni al ribasso sui prezzi. Il rapporto dell’API viene pubblicato ogni martedì e quello dell’EIA il giorno successivo. I risultati sono generalmente simili, con uno scarto non superiore all’1% nel 75% dei casi. I dati dell’EIA sono considerati più affidabili, trattandosi di un’agenzia governativa.

L’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) è un gruppo di 12 nazioni produttrici di petrolio che decidono congiuntamente le quote di produzione dei Paesi membri durante riunioni che si tengono due volte l’anno. Le loro decisioni incidono spesso sui prezzi del petrolio WTI. Quando l’OPEC decide di ridurre le quote, può limitare l’offerta, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. Quando aumenta la produzione, si verifica l’effetto opposto. La sigla OPEC+ indica un gruppo allargato che comprende altri dieci Paesi non appartenenti all’OPEC, il più rilevante dei quali è la Russia.