Il dollaro neozelandese si prepara a salire tra le prospettive di un rialzo dei tassi della RBNZ

  • Gli operatori si attendono un terzo rialzo consecutivo dei tassi da parte della RBNZ, al 3,0%, mentre persistono i rischi inflazionistici.
  • Il dollaro USA si indebolisce in un contesto di forti aspettative di mercato per una pausa della Fed sui tassi a ottobre.
  • Gli operatori attendono i dati chiave statunitensi sull’inflazione PCE e la stima preliminare del PIL del terzo trimestre per indicazioni sulla direzione del mercato.

NZD/USD si muove poco dopo i modesti guadagni registrati nella precedente giornata di contrattazioni e oscilla intorno a 0,5700 durante la sessione asiatica di lunedì. La coppia potrebbe recuperare terreno, poiché il dollaro neozelandese (NZD) potrebbe beneficiare delle aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) nel corso di questa settimana.

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La RBNZ dovrebbe riprendere la stretta monetaria con un rialzo al 3% a ottobre

Secondo TD Securities, le aspettative sulla decisione di politica monetaria di ottobre della Reserve Bank of New Zealand sono cambiate. La banca osserva: «Avevamo previsto che la RBNZ avrebbe fatto una pausa nella riunione di ottobre», ma ora si attende che «la banca [aumenti] il tasso ufficiale di riferimento di 25 punti base, al 3%, nella riunione di questa settimana».

Sebbene i dati della scorsa settimana abbiano mostrato un rallentamento dell’inflazione nel terzo trimestre leggermente superiore alle previsioni, gli analisti si attendono una nuova intensificazione delle pressioni sui prezzi nel quarto trimestre. Questa possibile ripresa potrebbe spingere l’inflazione oltre il 4% e mantenerla al di sopra dell’intervallo obiettivo dell’1–3% della RBNZ più a lungo di quanto previsto in precedenza.

Inoltre, la coppia NZD/USD potrebbe guadagnare terreno, poiché il dollaro statunitense (USD) subisce pressioni al ribasso legate alle aspettative del mercato sul percorso di politica monetaria della Federal Reserve. I mercati finanziari si attendono che la Fed mantenga invariati i tassi di interesse a ottobre, per poi valutare un ulteriore rialzo a dicembre. Secondo lo strumento FedWatch del CME, i prezzi di mercato indicano una probabilità del 90,6% di una pausa sui tassi nella riunione di politica monetaria del 27–28 ottobre, insieme a una probabilità del 79,7% di un rialzo a dicembre.

Guardando ai prossimi giorni, gli operatori probabilmente seguiranno i principali dati economici statunitensi in programma questa settimana per valutare le future mosse sui tassi. Particolare attenzione sarà rivolta ai dati sull’inflazione misurata dall’indice dei prezzi della spesa per consumi personali (PCE) e alla stima preliminare del PIL del terzo trimestre.

Fed, l’attenzione si sposta sull’equilibrio di Warsh tra inflazione e crescita

Gli economisti di Deutsche Bank sottolineano che, con tassi invariati ampiamente attesi, l’attenzione del mercato è destinata a spostarsi sulla comunicazione. A loro avviso, «l’interesse si concentrerà quindi sulla conferenza stampa del presidente Warsh e su come la Fed bilancerà un’inflazione ancora elevata e una crescita solida con il recente inasprimento delle condizioni finanziarie». Sottolineano così che, per il posizionamento sul dollaro USA e sui Treasury statunitensi, il messaggio di politica monetaria potrebbe contare quanto la decisione stessa.

Domande frequenti sul dollaro neozelandese

Il dollaro neozelandese (NZD), noto anche come Kiwi, è una valuta molto conosciuta e scambiata dagli investitori. Il suo valore è determinato in larga misura dallo stato di salute dell’economia neozelandese e dalla politica della banca centrale del Paese. Vi sono tuttavia alcune peculiarità che possono influenzarne l’andamento. L’andamento dell’economia cinese tende a muovere il Kiwi, perché la Cina è il principale partner commerciale della Nuova Zelanda. Notizie negative sull’economia cinese possono tradursi in minori esportazioni neozelandesi verso il Paese, penalizzando l’economia e, di conseguenza, la valuta. Un altro fattore che influenza il NZD è il prezzo dei prodotti lattiero-caseari, che rappresentano la principale voce delle esportazioni neozelandesi. Prezzi elevati di questi prodotti aumentano i ricavi delle esportazioni, contribuendo positivamente all’economia e quindi al NZD.

La Reserve Bank of New Zealand (RBNZ) mira a raggiungere e mantenere nel medio termine un tasso di inflazione compreso tra l’1% e il 3%, puntando a mantenerlo vicino al valore centrale del 2%. A tal fine, la banca stabilisce un livello adeguato dei tassi di interesse. Quando l’inflazione è troppo elevata, la RBNZ aumenta i tassi per raffreddare l’economia, ma questa misura fa salire anche i rendimenti obbligazionari, rendendo più interessante per gli investitori investire nel Paese e sostenendo così il NZD. Al contrario, tassi di interesse più bassi tendono a indebolire il NZD. Anche il cosiddetto differenziale dei tassi, ossia il confronto tra i tassi neozelandesi, attuali o attesi, e quelli fissati dalla Federal Reserve statunitense, può svolgere un ruolo chiave nell’andamento della coppia NZD/USD.

La pubblicazione dei dati macroeconomici neozelandesi è fondamentale per valutare lo stato dell’economia e può incidere sul valore del dollaro neozelandese (NZD). Un’economia solida, caratterizzata da una crescita sostenuta, una bassa disoccupazione e un elevato livello di fiducia, favorisce il NZD. Una crescita economica elevata attira investimenti esteri e può incoraggiare la Reserve Bank of New Zealand ad aumentare i tassi di interesse, se tale solidità economica si accompagna a un’inflazione elevata. Al contrario, se i dati economici sono deboli, è probabile che il NZD si deprezzi.

Il dollaro neozelandese (NZD) tende a rafforzarsi nelle fasi di propensione al rischio, ossia quando gli investitori ritengono contenuti i rischi complessivi di mercato e sono ottimisti sulla crescita. Ciò tende a favorire prospettive migliori per le materie prime e per le cosiddette «valute legate alle materie prime», come il Kiwi. Al contrario, il NZD tende a indebolirsi nei periodi di turbolenza dei mercati o di incertezza economica, poiché gli investitori tendono a vendere le attività più rischiose e a rifugiarsi in beni rifugio più stabili.