La rupia indiana si indebolisce mentre il rincaro del petrolio continua ad alimentare la domanda di dollari USA

  • La rupia indiana perde terreno rispetto al dollaro statunitense, a fronte di una forte domanda di dollari.
  • I prezzi del petrolio arretrano con l’attenuarsi dei timori di un ampliamento dei conflitti interni al Medio Oriente.
  • Secondo gli operatori, la RBI dovrebbe intervenire intorno a quota 95,30.

La rupia indiana (INR) torna a indebolirsi rispetto al dollaro statunitense (USD), poiché la domanda di dollari rimane sostenuta a causa degli elevati prezzi del petrolio. In apertura di contrattazioni martedì, la coppia USD/INR è in lieve rialzo intorno a 95,22.

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Al momento della stesura, il contratto sul petrolio greggio dell’MCX con scadenza il 19 novembre perde l’1,24% e si attesta intorno a 9.600 rupie, rimanendo però vicino ai recenti massimi di 9.828 rupie.

Le valute di economie come quella indiana, che dipendono fortemente dalle importazioni di petrolio per soddisfare il proprio fabbisogno energetico, tendono a registrare una performance più debole quando i prezzi del greggio sono elevati.

I prezzi del petrolio correggono, ma le prospettive restano solide

I prezzi del petrolio sono arretrati dai recenti massimi con l’attenuarsi dei timori di un ampliamento dei conflitti in Medio Oriente, dopo le notizie secondo cui Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno concordato di proseguire i colloqui sulla sicurezza e rafforzare la cooperazione regionale.

Lunedì, l’emittente radiotelevisiva della Repubblica islamica dell’Iran (IRIB) ha riferito che i colloqui di alto livello tenutisi a Teheran, con la partecipazione di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, erano finalizzati a presentare l’accordo di difesa congiunta della Mecca. L’accordo affermava che i quattro Paesi avevano concordato di mantenere il dialogo e le consultazioni, in particolare sulla pace, sulla sicurezza e sulla stabilità regionali.

Nel frattempo, i timori che gli Stati Uniti (USA) e Israele possano riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le rispettive elezioni continuano a sostenere prospettive rialziste per i prezzi del petrolio.

Gli analisti di MUFG/BTMU avvertono che la retorica politica di Washington sta accrescendo la vulnerabilità della regione all’aumento dei costi energetici. Sottolineano che, con il presidente statunitense Trump che «lascia intendere la possibilità di una nuova azione militare contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti», qualsiasi «nuova escalation che spinga il greggio sensibilmente più in alto amplificherebbe lo shock negativo sulle ragioni di scambio e sull’inflazione per gli importatori netti di energia della regione e per i Paesi con disavanzi delle partite correnti». Ciò lascia le economie asiatiche particolarmente esposte a un’ulteriore impennata dei prezzi del petrolio alimentata dal rischio mediorientale.

Gli investitori si aspettano un intervento imminente della RBI

Dopo il deprezzamento senza interruzioni della valuta indiana rispetto al dollaro statunitense negli ultimi giorni, i mercati finanziari si aspettano che la Reserve Bank of India (RBI) intervenga a breve.

Secondo quanto riportato da Reuters, gli operatori considerano 95,30 un livello chiave da monitorare, visti gli interventi più incisivi della RBI in prossimità di tale soglia. Una rottura duratura potrebbe esporre la rupia a un calo più marcato verso quota 96 per dollaro, hanno affermato.

La politica della Fed al centro dell’attenzione

Questa settimana, il principale catalizzatore per i mercati globali sarà l’annuncio di politica monetaria della Federal Reserve (Fed) di mercoledì.

Gli economisti di Deutsche Bank non si aspettano sorprese dal comunicato ufficiale relativo alla prossima decisione della Fed, osservando che «il comunicato stesso dovrebbe contenere solo modifiche limitate, sebbene siano possibili voti contrari al mantenimento dei tassi invariati». A loro avviso, «l’interesse sarà quindi rivolto alla conferenza stampa del presidente Warsh e al modo in cui la Fed bilancerà un’inflazione ancora elevata e una crescita solida con il recente inasprimento delle condizioni finanziarie». È probabile che i mercati esaminino attentamente le sue dichiarazioni alla ricerca di eventuali cambiamenti nella comunicazione sull’orientamento di politica monetaria.

Analisi tecnica di USD/INR

Sul grafico giornaliero, USD/INR scambia a 95,2405, mantenendosi appena sopra la media mobile esponenziale (EMA) a 9 periodi, a 95,1168, che offre un supporto immediato nel breve termine. La coppia è arretrata dall’area di 96,50 raggiunta all’inizio del mese e l’indice di forza relativa (RSI), a 46,05, si colloca sotto la soglia di 50, segnalando un indebolimento della pressione rialzista e un orientamento al consolidamento o a una lieve correzione, piuttosto che un deciso movimento direzionale.

Al ribasso, l’EMA a 9 periodi a 95,12 è il primo livello di supporto che gli operatori terranno d’occhio; una rottura duratura al di sotto di questa soglia aprirebbe la strada a perdite più marcate verso il minimo del 25 giugno a 94,16. Al rialzo, il massimo del 12 ottobre a 95,80 rappresenta un ostacolo chiave.

(L’analisi tecnica di questo articolo è stata redatta con l’ausilio di uno strumento di intelligenza artificiale. Scopri di più.)

Domande frequenti sulla rupia indiana

La rupia indiana (INR) è una delle valute più sensibili ai fattori esterni. Il prezzo del petrolio greggio (il Paese dipende fortemente dalle importazioni di petrolio), il valore del dollaro statunitense – la maggior parte degli scambi commerciali avviene in USD – e il livello degli investimenti esteri sono tutti fattori che ne influenzano l’andamento. Gli interventi diretti della Reserve Bank of India (RBI) sul mercato dei cambi per mantenere stabile il tasso di cambio, così come il livello dei tassi di interesse fissati dalla RBI, sono altri importanti fattori che incidono sulla rupia.

La Reserve Bank of India (RBI) interviene attivamente sul mercato dei cambi per mantenere stabile il tasso di cambio e agevolare così gli scambi commerciali. Inoltre, la RBI cerca di mantenere il tasso di inflazione al proprio obiettivo del 4% attraverso l’adeguamento dei tassi di interesse. Tassi di interesse più elevati solitamente rafforzano la rupia. Ciò è dovuto al ruolo del «carry trade», una strategia con cui gli investitori prendono in prestito denaro nei Paesi con tassi di interesse più bassi per investirlo in quelli che offrono tassi relativamente più elevati e trarre profitto dalla differenza.

Tra i fattori macroeconomici che influenzano il valore della rupia figurano l’inflazione, i tassi di interesse, il tasso di crescita economica (PIL), la bilancia commerciale e i flussi di investimenti esteri. Un tasso di crescita più elevato può attrarre maggiori investimenti dall’estero, aumentando la domanda di rupie. Un saldo commerciale meno negativo porterà, nel tempo, a un rafforzamento della rupia. Anche tassi di interesse più elevati, soprattutto quelli reali (tassi di interesse al netto dell’inflazione), sono positivi per la rupia. Un clima di maggiore propensione al rischio può favorire maggiori afflussi di investimenti esteri diretti e indiretti (FDI e FII), anch’essi favorevoli alla rupia.

Un’inflazione più elevata, soprattutto se superiore a quella delle economie comparabili all’India, è generalmente negativa per la valuta, poiché ne riflette il deprezzamento dovuto a un eccesso di offerta. L’inflazione aumenta inoltre il costo delle esportazioni, portando alla vendita di una maggiore quantità di rupie per acquistare beni importati dall’estero, con effetti negativi sulla valuta indiana. Allo stesso tempo, un’inflazione più elevata induce solitamente la Reserve Bank of India (RBI) ad aumentare i tassi di interesse, il che può essere positivo per la rupia grazie alla maggiore domanda da parte degli investitori internazionali. Un’inflazione più bassa produce l’effetto opposto.